in
Trentino
GITA
A SAN ROMEDIO 10 SETTEMBRE 2001
Dapprima ci inoltriamo per una profonda gola che ci porterà
a San Romedio. Si attraversa, già nel fondo vallivo, un
mulino antico, ora trasformato in ristorante e poi quasi
all'improvviso la valle si stringe, lasciando il posto a un
ruscello e alla strada, e ai lati si alzano a picco le
pareti rocciose, cosparse di innumerevoli fori di caverne e
rughe, come la pelle di un anziano! La macchima viene
lasciata presso un parcheggio, dal quale poi il pellegrino,
perchè ora siamo diventati tutti pellegrini, raggiunge
salendo attraverso il bosco il piazzale di questo santuario
in strettissima posizione, in cima a uno sperone roccioso.
Se in nostra compagnia si fossero trovati dei bambini, la
loro primissima meta non sarebbero stati gli edifici sacri,
ma si sarebbero precipoitati verso il muretto per ammirare
gli orsi confinati nel loro recinto in basso dove vengono da
anni tenuti, via via sostituiti in ricordo di quell'orso di
San Romedio. La leggenda infatti racconta che il santo,
volendosi recare a Trento presso il suo vescovo San Vigilio,
venne aggredito da un orso che gli sbranò il cavallo. Il
santo senza pensarci su due volte, ordinò all'orso di
sostituirsi alla sua cavalcatura. Così pare che sia arrivato
a Trento ed è così che è tutt'ora rappresentato in centinaia
di raffigurazioni popolari. A volte, in antichi affreschi, è
in compagnia di due compagni di nome : Davide a Abramo. Su
questa leggenda si è discusso molto; San Romedio non compare
in nessun martirologo o elenco di santi della chiesa
ufficiale; ma a partire dal XII secolo circa si hanno i
primi documenti della sua venerazione a Trento e secondo una
tradizione popolare egli sarebbe stato il figlio di un alto
ufficiale romano a Thaur, verso Insbruck. La cerchia delle
leggende sorte intorno a questo santo risale, almeno per
iscritto, a dopo il 1300.
Ma gia la
vetustà delle chiese in cima alla roccia depone per un culto
di molto anteriore. Sul piazzaletto antistante il complesso
degli edifici, si entra nel cortile raccolto fra edifici con
un loggiato rinascimentale e l'inevitabile edicola di
ricordi e un piccolo bar ristorante, gradito specialmente
nell'occasione dei matrimoni che quì volentieri si
celebrano. Sotto un elegante arco inizia la scalinata, la
cui ripidità sembra sottolineare la necessità di penitenza
per i pellegrini che forse sono già stanchi da una lunga
camminata. All'inizio della scala, due cappelle le stanno di
fianco. Poi la scalinata entra in un loggiato e arriva alla
prima cappella del S.S. Sacramento di aspetto gotico,
costruito dai fratelli Cristoforo e Bernardo Thun. Lungo le
pareti vi sono le nicchie della Via Crucis; fino a non molti
anni fa, le pareti erano tappezzate di quadretti votivi e di
grucce diventate non più necessarie, ma la congrega dei
ladri e dei loro committenti, ha costretto i padri del
convento ad allontanare tutto quanto potesse essere
trasformato in moneta sonante. Arrivati in cima alla rocca
si entra nella chiesa maggiore dove si trovano i resti più
antichi del santuario. Le pitture che coprono le pareti sono
sbiadite e di scarsa qualità. Ma l'attrattiva maggiore degli
storici d'arte è costituita dal piccolo portale in marmo che
immette negli ultimi tre vani dell'eremo. Si riconosce senza
fatica che siamo di fronte a un assembramento di elementi
architettonici di varia provenienze e epoche. Passamani,
ritiene il complesso originario fra la metà dell'XI e
l'inizio dell'XII secolo. Oggi si ammette, che l'architrave
con le tre teste ( probabilmente i Martiri di Sanzeno )
nonchè le due colonne laterali con la raffigurazione di un
presepe ( Maria col Bambino e asino e bue ) e l'aquila sulla
colonna di fronte provengono dalla primitiva chiesa si
Sanzeno, dove nella ricostruzione, nel secolo XII non
trovarono più impiego. Della stessa epoca dovrebbe essere il
graffito sbiadito di una testa di Madonna, visibile sotto
una rete della parete di destra. Nell'angusto locale più in
alto dedicato a San Nicola, l'altare è scavato dalla roccia
viva; nell'ultimo vano, protetto da una grata, vi sono le
reliquie di San Romedio e il suo casco in pelle. Questo
minuto locale a tre navate permette appena la posizione
eretta, sulle sue pareti si riconoscono affreschi dell'XI e
XII secolo. Una specie di piccola caverna sotto una grata sul
pavimento della chiesa principale, sarebbe stata la dimora
dell'eremita. E' certamente difficile, di fronte a
tradizioni createsi mano a mano nel popolo in almeno 800
anni, poter scindere verità storica da leggende o pii
desideri. Ma non bisogna tralasciare il fatto che un posto
simile, per il solo fatto di essere luogo di innumerevoli
preghiere e pensieri devoti, riceva nel corso dei secoli una
specie di consacrazione, la cui emanazione passa
inavvertitamente ai visitatori. continua>>>
RIVISITAZIONE DEI LUOGHI 10 settembre 2004
continua>>>
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